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La mia Girls Fitness Challenge con McFIT Italia

Chi mi ha seguito assiduamente nell’ultimo mese sa che due settimane fa ho partecipato alla Girls Fitness Challenge di McFIT Italia, la gara tutta al femminile fra dieci concorrenti iscritte ai loro centri di tutta Italia. Sapete anche che quando ho terminato la gara vi ho promesso ve ne avrei parlato approfonditamente, sensazione per sensazione, qui sul blog.

Ve la racconterò dal mio personalissimo punto di vista, come sempre, cercando di farvi percepire tutto ciò che ho provato io durante la gara. Ma partiamo dal principio: cos’è la Girls Fitness Challenge di McFIT?

La GFC di McFIT è una gara di forza e resistenza ideata da Pierre Geisensetter, Portavoce Ufficiale e Responsabile della Comunicazione McFIT, che mette a confronto dieci concorrenti previa selezione social. Questa è stata la prima Edizione in Italia sia per la femminile che per la maschile, MFC. Consiste in dieci prove eseguite con 5min di recupero fra l’una e l’altra. Nell’ordine: vogatore – max. distanza in 90″, leg press – max. ripetizioni in 1′ a 120kg, butterfly machine – max. ripetizioni in 1′ a 25kg, upper back – max. ripetizioni in 1′, dip machine – max. ripetizioni in 1′ a 30kg, stacchi – max. ripetizioni in 1′ a 60kg, alzate laterali – max. ripetizioni in 1′ a 5kg per lato, sollevamento gambe – max. ripetizioni in 1′, farmer’s walk – max. distanza in 90″ con 20kg per lato, plank – a sfinimento. Le concorrenti si sfidano singolarmente, in un ordine casuale che viene stabilito preventivamente, e per ogni prova c’è un giudice che conferisce un punteggio da 1 a 10 per ogni prova a seconda del risultato, con tutte le regole annesse e connesse del caso, a conclusione della gara, dove le tre con punteggio più alto sono le vincitrici del podio.

Ma ora veniamo a come ho affrontato io tutto questo. Quando è stato annunciato sui profili McFIT Italia che ci sarebbe stata questa Challenge, ho pensato di non potervi partecipare. Vi ricordate che l’anno scorso partecipai ad una giornata-evento con loro che aveva lo stesso nome? Non aveva nulla a che fare con la gara vera e propria di quest’anno, ma ingenuamente ho creduto di non poterla fare. In effetti non avevo proprio considerato minimamente l’idea di volerla fare. E’ successo che su incitazione di amici di palestra e non, alla fine mi sono candidata. Sono stata prima selezionata dai giudici fra le prime 20 semifinaliste, ed in seguito sono risultata prima ai voti “social” fra le dieci finaliste che poi hanno avuto accesso alla gara vera e propria. Di fatto, mi ci sono ritrovata dentro non so neppure perchè. Dunque a quattro settimane dalla gara ho stravolto i miei allenamenti, senza sapere in cosa consistessero le prove fino a tre giorni dalla gara, per arrivare più preparata possibile ad affrontare l’ignoto. Ad una settimana dalla gara mi sono venuti nell’ordine ciclo mestruale e influenza. Avevo il ciclo in ritardo da un mese e non mi veniva un’influenza da almeno un anno. Qualcuno ha detto fosse una specie di reazione psicosomatica allo stress, io dico la sfiga e continuo a pensarla così. La conseguenza naturale è stata che dopo tutto l’impegno, degli anni passati e dell’ultimo mese di allenamento in particolare, sono giunta alla gara non al massimo della forma fisica. Vi dico solo che ho ripreso a respirare anche con il naso la mattina stessa della gara ( e una delle cose che mi preoccupava di più sin dal principio era la respirazione ). Badate bene, questa non vuole essere una giustificazione per non aver vinto, ma fa parte del racconto, ed oggettivamente è stata una delle variabili imprevedibili che sono sopraggiunte.

Inizialmente, quando ho scoperto di dover partecipare, non mi sono fatta prendere dall’ansia, era una cosa che mi rendeva allegra ma anche ossessionata. E’ stato il pensiero fisso per un mese, non ho saltato un allenamento, ho mangiato come dovevo, ci pensavo e ci ripensavo. Non avevo mai partecipato ad una gara in vita mia, era normale. Poi ad una settimana dalla gara, eccola lì: l’ansia. Da un lato è giusto provarne un po’, ti motiva e ti spinge a rendere di più, ma, come per tutte le cose, il troppo storpia. Quindi ho somatizzato ( oltre alla sfiga di cui sopra ).

Il giorno della gara è stato tutto così frenetico e veloce che da quando mi sono svegliata fino a quando sono andata via dalla McFIT Fulvio Testi di Milano ( la sede principale dove si è tenuta la gara ) mi è sembrato fossero trascorse tipo 2h, e invece ne erano state 11. Verso mezzogiorno ci siamo ritrovate tutte e dieci negli uffici, dove siamo state accolte, ci siamo conosciute, ci è stata introdotta la gara ed abbiamo ascoltato lo speech di benvenuto e motivazionale di Pierre. C’era anche un buffet di FeatFood, ma un po’ per l’ansia, un po’ per la paura di rigettare durante la gara, non sono riuscita a toccare cibo. Post colazione abbondante, tutto quello che ho assunto sono stati 2 caffè, le mie compresse di caffè verde, i miei aminoacidi Weider e ben 3 Rush ( delle bevande energizzanti a base di caffeina, aminoacidi e taurina, una bomba in lattina ) che se non mi è venuto un infarto quel giorno, ragazzi miei, non mi verrà più. In realtà poi più che energia, mi si è solo gonfiata enormemente la pancia appannando notevolmente quel po’ di addominali che ho.

Dopo un po’ di stretching ed un “merda merda merda” fra noi ragazze, siamo state messe a fare un po’ di riscaldamento giocando con la Nintendo Switch a fare boxe a due a due. Man mano che finiva il tempo venivamo catapultate ad iniziare la vera Girls Fitness Challenge di McFIT Italia. Ragà, traumatico! Al vogatore sono partita a bomba il primo minuto, ma nella foga di fare tanto, come previsto, ho gestito male la respirazione e sono andata letteralmente in iper-ventilazione. Questo è uno dei motivi poi per cui faccio cardio sempre molto blando ed evito gli allenamenti troppo di resistenza: il fiato non ce l’ho, non l’ho mai avuto ed essendo un soggetto tendenzialmente asmatico, ne ho sempre avuto il terrore. So anche che dovrei rimediare a questo problema, ma rimando da una vita. Sono scesa dal vogatore che non respiravo ma più o meno soddisfatta poi della prima prova.

Leg press: avete mai provato, ragazze, a farla con 120kg? Fattibile, ma in un normale allenamento, arrivandoci gradualmente o in scala piramidale. Avete presente un minuto? L’ansia di dover fare più ripetizioni possibili? quei 60 secondi non passano mai. Ne avrò fatte una trentina, non ricordo quante, francamente quello che ricordo in assoluto è stato il dolore che ho sentito alle gambe quando sono scesa di lì. Sono cascata per terra, mi tremavano le gambe, non rispondevano ai miei impulsi, non ce la facevo a stare su. Non avevo mai provato un bruciore cosi forte ai quadricipiti. Era intenso e costante e non andava via. Ho provato più volte a rialzarmi ma finivo per cadere. Più cercavano di tranquillizzarmi più andavo in panico. Ho creduto di essermi realmente fottuta le gambe, e passatemi il termine. Iniziò a girarmi la testa, come quando avete le vertigini, e questa sensazione mi ha accompagnata fino alla fine.

Fortunatamente l’esercizio successivo riguardava la parte superiore del corpo e sarei stata seduta, la butterfly machine, così ho richiamato un po’ di sangue dalle gambe al tronco e mi sono un po’ ripresa. Alla butterfly il peso non era eccessivo, tuttavia si tratta di un macchinario che io non uso mai. Me la sono più o meno cavata ma ero ormai già scossa dalle prime due prove. Ricordo che il mio pensiero è stato: “farò del mio meglio, ma se ci metto la foga delle prime due prove alla decima non ci arrivo“, così mi sono data una regolata. Va bene partecipare, sicuramente anche sperare in fondo di vincere, ma, a dirla tutta, il mio desiderio era quello di continuare ad allenarmi dopo la gara, non volevo rischiare di farmi male. Avendo capito praticamente subito che il mio corpo era pronto sì ad affrontare le prove, ma non così allenato per “quella tipologia” di resistenza, ho preferito dosare le mie energie per arrivare fino alla fine ma illesa.

Credetemi se vi dico che un conto era stato leggere la scheda della Girls Fitness Challenge degli esercizi ed immaginarli, un altro poi farli. Un po’ mi ero spaventata ma probabilmente speravo fosse molto più semplice rispetto alla realtà. Non lo è stato. Dopotutto che gara sarebbe stata se fosse stata semplice? Non sono una persona arrendevole, quando mi alleno anche se non riesco arrivo sempre fino alla fine. Eppure durante ogni minuto di ogni prova arrivavo ad un punto in cui il corpo andava in tilt, mi mancava la forza, mi arrabbiavo, cercavo di farcela e pensavo “non ci riesco, e ora che faccio? Non posso mollare“. Nonostante tutto, il desiderio di non deludere me stessa e chi mi aveva tanto supportata era più forte e arrivavo fino alla fine. Ecco, questo sentimento di “impotenza” o “inabilità” non penso di averlo mai provato prima, psicologicamente è stata la prova più dura da affrontare di tutta la mia Girls Fitness Challenge. Credo che al di là dello sforzo fisico che avevo immaginato di dover affrontare, la parte che avevo sottovalutato in assoluto è stata proprio quella psicologica. Non ho mai pensato che la mia mente potesse suggerirmi di arrendermi perchè il corpo non ce la faceva, non mi era mai capitato prima e non ho mai creduto potesse presentarsi questa possibilità. L’intensità delle prove, la loro sequenza, la loro difficoltà mi hanno portato ad approcciarmi alla gara come se fossero loro a sfidare me e non il contrario. Non c’è stato un momento in cui io mi sia concentrata a fare più delle altre concorrenti, ma è stata una costante sfida fra me e le prove, come se fossero loro le persone a me antagoniste. Non è una cosa semplice da spiegare. Nella gara ci siamo sempre stati solo io, il mio corpo, la mia mente e gli attrezzi. Stop.

Durante le prove non contavo le mie ripetizioni ( motivo per cui non posso dirvi i miei risultati per ogni prova, non li ricordo) , non guardavo i giudici, appena finivo scappavo via a fare la successiva e così fino alla fine. Ero totalmente concentrata su quello che facevo, sulle sensazioni che provavo, sulla mia connessione mente-corpo. Ad ogni prova che finiva tiravo un sospiro di sollievo e ne contavo una in meno. Quando sono arrivata all’ultima prova, il plank a sfinimento,  dove ho totalizzato 3min e 17sec ( questa me la ricordo bene perchè è stato un mio personalissimo record di resistenza ), raccogliendo tutte le ultime forze che mi erano rimaste, non ci potevo credere che fosse finita. Ero felice. Avevo resistito a vertigini, nausea, iper-ventilazione, acido lattico e tentato ammutinamento del mio corpo arrivando fino alla fine. E’ stata una sensazione bellissima.

Ho aspettato un po’ a parlarvene perchè ho voluto prima metabolizzare in solitudine quanto avvenuto. Inizialmente, non avendo vinto ( sebbene non ci avessi mai realmente sperato ), mi sono sentita comunque sconfortata e un po’ delusa: non ero arrivata alla gara al top della forma ed era stata decisamente più tosta delle mie aspettative, ho provato un turbinio di emozioni e sensazioni nuove che mi hanno destabilizzata, in primis la paura di non farcela, facendo venire meno un po’ quelle che sono le certezze sulle quali baso la mia “vita da fitness addict”. Poi, come sempre, ci ho riflettuto tanto, ho incamerato la botta e sono tornata ad allenarmi con i miei ritmi, facendo quello che mi piace e diventando poi orgogliosa di quanto “archiviato” con questa esperienza. L’ignoto mette sempre un po’ di paura, tutto sta nell’affrontarlo e reagire meglio possibile alle sue conseguenze e novità. Mi sono detta che nonostante tutto, ma tutto tutto, l’ho fatta e ce l’ho fatta senza mai mollare. Ed è stata la mia vittoria più grande. Mi sono messa in gioco, mi sono confrontata per la prima volta con altre persone e contro me stessa. Adesso posso dire, credendoci davvero, di essere una donna FORTE. Che figata.

Per concludere sono doverosi un po’ di ringraziamenti: al Team McFIT che ancora una volta mi ha regalato una nuova esperienza; al mio amico Salvatore che mi ha sostenuta pre, durante e post gara e che mi ha fatto da motivatore, cheerleader con il tifo migliore di sempre e video-reporter; al mio sponsor Weider Italia che mi ha ricaricata; al mio coach Valentino che ce l’ha messa tutta a prepararmi e sopportarmi per la gara; alle concorrenti che si sono rivelate delle ragazze fortissime e dolcissime allo stesso tempo; e a tutti voi che mi avete super inondata di affetto sia prima che dopo!

Se siete arrivati a leggere fino a qui, siete dei grandi, vi aspetto al firma-copie del mio libro, hahahah!

GRAZIE,

R.

 

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